e se lui

Il racconto nacque da una domanda dell’amica Joice durante uno dei nostri incontri notturni sul forum www.larepubblicadeilettori.it:
“A chi pensa?”, riferito al quadro La merlettaia


Prima parte


…e se lui fosse dietro la finestra non avesse il coraggio di bussare? forse pensa che lei non lo voglia più, ha aspettato tanto un segno che non è mai arrivato e adesso può solo guardarla di nascosto, soffrire per quei gesti che nessun poeta fermerebbe sulla carta e che a lui sembrano così belli compiuti da lei. gli occhi sul ricamo o sul pavimento ma che guardano altri momenti, gioie passate, tenerezze perdute. lui vorrebbe strapparle tutto di mano e stringerla e rapirla e portarla nel suo mondo e… ma il calore del cibo che cuoce appanna il vetro e lei diventa un’ombra e poi scompare. solo qualche rumore leggero della sua danza quotidiana di attesa. la fantasia non può che prendere il sopravvento e il legno ruvido della finestra diventa la pelle dell’amata, da percorrere il più lentamente possibile, viaggio senza fatica, ubriacato dalla percezione del suo piacere.
ma fuori fa freddo, e lentamente lui scivola nel suo sogno di morte, così vicino e così distante da lei. non si accorge che la notte se lo sta portando via, certo di essere dentro di lei, al sicuro. perché lei non lo sente? com’è possibile che il suo amore non percepisca la vita che lo abbandona…?


Seconda parte


Il risveglio fu lento e faticoso. O meglio, lo fu il districarsi fra quel misto di sogno e realtà che sembrava non volerlo abbandonare. L’odore pungente che sentiva non era certo quello di una zuppa o di uno stufato cotti da lei. Aveva piuttosto qualcosa di artificiale. Eppure gli sembrava di averla abbracciata fino a un attimo fa… o la stava guardando dalla finestra? E ora era su un letto, ma questo non gli ricordava nulla, ancor meno quei momenti a cui non credeva neanche mentre li stava vivendo. Sembrava piccolo e ruvido, forse addirittura una branda. No, questo no! Era sicuro, non poteva essere! Il capitano gli aveva firmato la licenza, era sicuro. L’aveva toccata, quasi accarezzata, aveva annusato l’odore della carta quasi sentendo il profumo della biancheria di lei tanto sapeva di casa. E il treno? Era reale, ci era salito sopra, aveva visto scorrere le stazioni le cui iniziali per uno strano gioco del destino formavano il nome di ciò che aveva di più caro.
Quanto tempo era passato dall’ultima volta? Le emozioni che lo travolgevano gli avevano fatto perdere il senso del tempo. Mesi? Forse addirittura anni.



Johannes Vermeer - The lacemaker (c.1669-1671)

Johannes Vermeer – The lacemaker (c.1669-1671)


e se lui

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